Incidente ferroviario in Spagna: quando l’eccellenza diventa una domanda aperta
- Francesco Carbone

- 20 gen
- Tempo di lettura: 2 min

Prima di ogni analisi, prima di ogni ragionamento tecnico, è doveroso fermarsi.Il pensiero va alle vittime e alle loro famiglie, colpite da una tragedia che nessuna competenza tecnica potrà mai lenire.Scrivere di infrastrutture, sistemi e procedure ha senso solo se serve a ridurre la probabilità che tutto questo accada di nuovo. Ed è proprio partendo dal rispetto che nasce una domanda più profonda.
Possibile che accada in uno dei sistemi più avanzati al mondo?

La Spagna è oggi seconda solo alla Cina per estensione delle linee ferroviarie ad alta velocità.Un dato che ribalta subito la narrazione più superficiale.
Allora la domanda diventa inevitabile:com’è possibile che un incidente avvenga in un Paese così infrastrutturalmente evoluto?
La risposta, scomoda ma necessaria, è che l’eccellenza non immunizza dal rischio, anzi spesso lo rende più complesso da governare.
Più virtuosità, più complessità: siamo pronti a gestirla?
Reti estese, tecnologie avanzate, sistemi automatizzati: tutto questo aumenta l’efficienza, ma introduce anche una fragilità nuova, meno visibile.
Ci siamo mai chiesti:
cosa accade quando sistemi molto spinti lavorano vicino ai loro limiti operativi?
quanto pesa una normativa non perfettamente allineata alla velocità dell’innovazione?
siamo sicuri che la governance tecnica cresca allo stesso ritmo dell’infrastruttura?
Sono interrogativi che non riguardano solo la ferrovia.

Il precedente che dovrebbe far riflettere: il grande blackout iberico
Lo scorso anno, la Penisola Iberica è stata colpita da un ampio blackout elettrico, evento che ha messo in difficoltà milioni di cittadini e attività.Anche in quel caso, il contesto era simile: un sistema considerato virtuoso, fortemente orientato alle rinnovabili, tecnologicamente avanzato.
E anche lì la domanda è stata la stessa:troppa arretratezza o, paradossalmente, troppa avanzata senza adeguati correttivi?
Le analisi tecniche hanno evidenziato non un singolo errore, ma:
squilibri di rete
rigidità normative
difficoltà di coordinamento tra produzione, accumulo e distribuzione
Ancora una volta, non un fallimento della tecnologia, ma una criticità di sistema.
Il filo rosso tra ferrovia ed energia
Ferrovia ed energia hanno più cose in comune di quanto si pensi:
sono infrastrutture critiche
funzionano come sistemi complessi interconnessi
non tollerano improvvisazione né zone grigie normative
La vera domanda, allora, è questa:stiamo costruendo sistemi sempre più performanti senza rafforzare allo stesso modo le regole, i controlli e la cultura tecnica?
La tecnologia corre. Le norme e la gestione tengono il passo?
Ogni grande rete moderna dovrebbe porsi alcune domande chiave:
i sistemi di sicurezza sono davvero ridondanti o solo teoricamente tali?
la formazione degli operatori è aggiornata alla complessità reale dei sistemi?
le norme sono pensate per un mondo che cambia o per uno che non esiste più?
Quando queste domande restano senza risposta, anche la virtuosità può trasformarsi in vulnerabilità.
Ricordare le vittime significa anche avere il coraggio di porre interrogativi scomodi.Non per accusare, ma per migliorare.Non per semplificare, ma per capire.
Perché la vera modernità non è costruire infrastrutture sempre più grandi e veloci.È saperle governare, giorno dopo giorno, con umiltà tecnica, norme adeguate e una visione sistemica.
E forse la domanda più importante è proprio questa:siamo pronti, come Europa, a fare questo salto di maturità?
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