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Batterie delle auto elettriche: quando l’esperienza personale incontra finalmente i grandi numeri

8 set
Tempo di lettura: 4 min

Immagine 1: Auto elettrica collegata a una colonnina di ricarica. La grafica introduce il confronto tra esperienza personale e dati scientifici sulla durata reale delle batterie delle auto elettriche.

Immagine 2: Grafico sulla capacità residua delle batterie delle auto elettriche: i dati mostrano valori tra il 91% e il 97% a 50.000 km, tra l’88% e il 95% a 100.000 km e circa il 90% a 150.000 km.

Qualche tempo fa avevo raccontato su questo blog la mia esperienza personale con l’auto elettrica.

Dopo due anni e circa 80.000 chilometri percorsi, avevo provato a mettere da parte tanto l’entusiasmo ideologico quanto il pregiudizio contrario all’elettrico, raccontando semplicemente quello che avevo verificato utilizzando realmente questa tecnologia.

Tra le questioni affrontate ce n’era una particolarmente importante: la durata della batteria.

Uno degli argomenti che continuo infatti a sentire più frequentemente contro le automobili elettriche è sempre lo stesso: “Aspetta qualche anno e dovrai cambiare la batteria”.

Un'obiezione legittima, soprattutto considerando che la batteria rappresenta uno dei componenti economicamente più importanti dell'automobile.

Il problema nasce quando un dubbio legittimo si trasforma in una certezza senza essere sostenuto dai dati. E oggi abbiamo qualche dato in più.


Da un’esperienza personale a centinaia di migliaia di test

Il 2 settembre Energia Oltre ha riportato i risultati di una recente analisi condotta da Aviloo, società austriaca specializzata nella diagnostica indipendente delle batterie dei veicoli elettrici.

Ed è proprio la dimensione dell'analisi a renderla interessante.

I risultati mostrano che, nella maggior parte dei casi analizzati, a 150.000 chilometri un'auto elettrica può conservare intorno al 90% della capacità utile originaria della propria batteria.

A 100.000 chilometri la capacità rilevata si colloca indicativamente tra l’88 e il 95%, mentre a 50.000 chilometri tra il 91 e il 97%. Numeri che meritano attenzione perché spostano finalmente la discussione dal terreno delle impressioni a quello delle misurazioni.

E inevitabilmente mi hanno fatto tornare alla mente ciò che avevo scritto partendo dalla mia automobile. Allora disponevo di un solo caso reale: il mio. Oggi disponiamo di un campione enormemente più significativo che, pur con tutte le differenze esistenti tra modelli, batterie e modalità di utilizzo, sembra indicare la stessa direzione.


Immagine 3: Grafico comparativo sullo stato di salute delle batterie a 150.000 km. I dati evidenziano come il degrado possa variare significativamente tra diversi modelli di auto elettriche, tecnologie e condizioni di utilizzo.

Immagine 4: Infografica sui principali fattori che influenzano la durata di una batteria elettrica: temperatura, livello di carica, modalità di ricarica, stile di guida e dimensionamento della batteria. Il messaggio centrale è che la longevità dipende anche da come l’auto viene utilizzata.

La batteria degrada. Ma questo è molto diverso dal dire che “è da buttare”

Qui occorre essere tecnicamente corretti.

Le batterie agli ioni di litio degradano. Sarebbe sbagliato sostenere il contrario.

Ma degradazione non significa improvvisamente inutilizzabilità. Significa una progressiva riduzione della capacità disponibile e, conseguentemente, dell'autonomia del veicolo. Ed è proprio qui che i nuovi dati diventano interessanti. Secondo quanto riportato dall'analisi, esistono differenze anche significative tra i diversi modelli. A 150.000 chilometri, per esempio, la Nissan Leaf ZE1 può mostrare una riduzione mediana dello stato di salute della batteria fino a 13,5 punti percentuali. Differenze rilevanti sono state osservate anche su Tesla Model Y, Volkswagen ID.4 e Hyundai Ioniq 5.

Quindi nessuna batteria miracolosa e nessuna tecnologia eterna.

Semplicemente una tecnologia che sta dimostrando sul campo una longevità molto diversa da quella raccontata da alcuni dei suoi detrattori.


Non conta soltanto quanti chilometri percorriamo

C'è poi un secondo elemento che considero ancora più interessante.

La durata della batteria non dipende esclusivamente dal contachilometri. Temperatura, dimensionamento della batteria, modalità di ricarica, stile di utilizzo e soprattutto livello di carica durante lunghi periodi di sosta possono incidere sul suo invecchiamento. Il caldo, ad esempio, accelera il degrado. Anche lasciare frequentemente l'automobile parcheggiata con livelli di carica molto elevati può contribuire ad aumentarlo. Questo significa una cosa molto semplice: come per qualsiasi macchina, conta anche come la utilizziamo. Per decenni abbiamo considerato normale distinguere tra un motore termico utilizzato e manutenuto correttamente e uno maltrattato. Non vedo perché dovremmo applicare alle batterie un criterio differente.


La questione dell’usato diventerà centrale

Da ingegnere, trovo particolarmente interessante anche un'altra conseguenza. Se l'automobile elettrica continuerà a diffondersi, lo stato di salute della batteria dovrà diventare progressivamente uno dei parametri fondamentali nella valutazione dell'usato. Non basteranno anno di immatricolazione e chilometri percorsi. Sarà sempre più importante sapere quanta capacità reale conserva quella specifica batteria. Due automobili dello stesso modello, immatricolate nello stesso anno e con lo stesso chilometraggio potrebbero infatti avere condizioni differenti in funzione della loro storia di utilizzo. In questo senso, certificazioni indipendenti dello State of Health potrebbero diventare per l'auto elettrica ciò che oggi sono il chilometraggio certificato e la manutenzione documentata per un'automobile tradizionale. E sarebbe un passaggio importante anche per attribuire un valore più trasparente all'usato elettrico.


Né tifosi dell’elettrico né nemici dell’elettrico

È però qui che voglio ribadire la posizione che sostengo da tempo. Questi numeri non significano che da domani tutti debbano acquistare un'auto elettrica. Non è questa la conclusione.

Continuo a ritenere sbagliato trasformare la transizione della mobilità in una battaglia ideologica nella quale una tecnologia deve necessariamente sconfiggerne un'altra. L'elettrico ha vantaggi e limiti. Il motore termico ha vantaggi e limiti. Le esigenze di chi percorre quotidianamente pochi chilometri in città non sono quelle di un rappresentante che attraversa l'Italia, così come quelle di una famiglia sono diverse da quelle di un'impresa.


La tecnologia deve essere messa nelle condizioni di convincere il consumatore, non imposta al consumatore. Ed è forse proprio questa la cosa più interessante che questi dati ci stanno dicendo.

Per anni una delle principali paure associate all'elettrico è stata quella di acquistare un'automobile destinata ad avere, dopo pochi anni, una batteria fortemente compromessa e un valore prossimo allo zero. I dati reali stanno progressivamente ridimensionando questa convinzione. Io stesso, partendo dalla mia esperienza diretta, avevo già maturato questa impressione. Oggi quella esperienza personale può essere affiancata a numeri raccolti su una scala completamente diversa. E quando esperienza reale e dati iniziano a raccontare la stessa storia, forse vale la pena mettere da parte qualche pregiudizio. Non per diventare tifosi dell'auto elettrica.


Ma semplicemente per giudicarla per quello che è: una tecnologia ormai matura abbastanza da meritare di essere valutata sui numeri e non sugli slogan.

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