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Industria 5.0 – L’umano al centro e un’esigenza impellente di upskilling


Nel 2020, il distanziamento fisico imposto per contenerne gli effetti della pandemia da virus COVID-19, ha accelerato visibilmente il processo di digitalizzazione oltre che nelle grandi imprese anche nelle PMI.


Per periodi prolungati e in alcuni casi ancora oggi, si è fatto ricorso a smart working, utilizzo sempre più

costante di software per videoconferenze, server per condividere dati e continuare a lavorare in team,

annullando gli effetti della distanza. Una situazione che, in molti casi ha colto impreparate le imprese dal punto di vista della dotazione degli strumenti digitali in loro possesso, poiché quelli in uso erano in numero insufficiente oppure obsoleti.


Un’accelerazione sulla digitalizzazione è ancor più fondamentale se si pensa che già nel 2020 la

commissione europea ha individuato basi e linee guida di quella che già viene indicata come la “quinta

rivoluzione” industriale, tale concetto supererà il precedente di Industria 4.0 (fondato sull’idea di integrazione della relazione uomo-macchina e su una produzione più efficiente, sostenibile, veloce e quindi anche economica.)

Per quanto riguarda la “quinta rivoluzione industriale” si integrerà automazione e controllo dei processi, propri dell’Industria 4.0 con la centralità dell’essere umano, come lavoratore e cittadino, nell’ordine di favorire la prosperità e la crescita rispettando il pianeta e ponendo il benessere del lavoratore al centro del processo produttivo. Si tratta di temi che fanno già parte delle priorità dell’agenda della Commissione con iniziative quali lo “European Green Deal”, “Europe Fit for the Digital Age” e “An Economy That Works for People”.



In questo scenario occorre che le imprese che ancora non si sono adeguate, recuperino il tempo perduto e colmino il divario tecnologico con il mercato, dotandosi di strumenti adatti, formando i propri dipendenti e includendo nel proprio organico professionisti specializzati nell’accompagnare la transizione al digitale. Una figura fondamentale per pianificare e organizzare in modo efficace e razionale il cambiamento è l’Innovation Manager. Si tratta di una figura altamente professionale che conosce i processi, le tecnologie digitali e che analizza le specifiche caratteristiche dell’azienda, individuando le soluzioni migliori per ottimizzare il lavoro. Si tratta di un ruolo trasversale a tutti gli effetti e su tutti gli ambiti e divisioni di un’impresa, il punto di arrivo è di rendere ogni attività fluida, immediata e digitale, sia essa un processo interno all’azienda che uno che prevede l’interazione con soggetti esterni.


La rilevanza del nuovo modello di lavoro è confermata anche dagli incentivi che il Ministero dello sviluppo economico ha stanziato tra il 2019 e il 2021 attraverso il Piano Nazionale “Industria 4.0”, destinato a sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale delle PMI e delle reti di impresa.


L’agevolazione prevede anche la possibilità di utilizzare i fondi per attività di consulenza con Innovation

Manager qualificati e iscritti all’albo, che indirizzino e supportino i processi di innovazione e digitalizzazione.


Una buona politica ha il dovere di creare le condizioni ottimali e di offrire gli strumenti giusti alle imprese per renderle sempre più attrattive e competitive, non solo sul mercato ma anche verso la propria forza lavoro o aspiranti tali.

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