Consumo di suolo, Varese supera il 21%: possiamo continuare a crescere senza compromettere il territorio?
Il nuovo rapporto ISPRA-SNPA fotografa una provincia sempre più urbanizzata. Ma emerge anche una grande opportunità: recuperare le aree dismesse, valorizzare gli edifici esistenti e investire nella rigenerazione urbana.
Quanto territorio possiamo ancora permetterci di consumare? E soprattutto, per continuare a crescere economicamente, dobbiamo necessariamente occupare nuove superfici?
Sono domande che meritano una riflessione, soprattutto in una provincia come quella di Varese, dove convivono un importante tessuto industriale, infrastrutture strategiche come Malpensa e un patrimonio naturale di straordinario valore.
A riportare il tema al centro dell'attenzione è il nuovo rapporto ISPRA-SNPA 2026 sul consumo di suolo, pubblicato il 27 ottobre, che presenta i dati relativi al 2025.

Varese: oltre un quinto del territorio è già consumato
I numeri sono significativi.
Nell'ultimo anno la provincia di Varese ha registrato 61,7 ettari di nuovo suolo consumato, equivalenti a circa 86 campi da calcio.
Complessivamente, le superfici artificializzate hanno raggiunto 25.318,6 ettari, pari al 21,1% del territorio provinciale, una percentuale decisamente superiore alla media lombarda, che si attesta intorno al 12,3%.
Il Varesotto risulta così tra le province lombarde con la maggiore incidenza di consumo di suolo.
A livello nazionale, il rapporto segnala oltre 102 chilometri quadrati di nuove trasformazioni nel 2025, a una velocità media di circa 3,2 metri quadrati al secondo.
Numeri che devono far riflettere, anche perché il suolo non rappresenta soltanto uno spazio sul quale costruire. È una risorsa fondamentale per la biodiversità, la regolazione delle acque meteoriche e l'equilibrio ambientale.
L'impermeabilizzazione delle superfici può contribuire ad aggravare le criticità legate agli allagamenti e al riscaldamento urbano, fenomeni che interessano sempre più frequentemente anche i nostri territori.
Sviluppo economico e tutela ambientale: davvero dobbiamo scegliere?
La provincia di Varese vive di industria, commercio, logistica e infrastrutture.
Le imprese hanno bisogno di investire, le infrastrutture devono essere migliorate e il territorio deve continuare a svilupparsi.
Sarebbe quindi sbagliato interpretare questi dati come un invito a bloccare ogni nuova costruzione.
Ma è altrettanto importante porsi una domanda: prima di occupare nuovo territorio, abbiamo davvero valutato tutte le possibilità di recuperare quello già costruito?
Quanti capannoni dismessi potrebbero essere riqualificati? Quanti edifici inutilizzati potrebbero tornare a ospitare attività produttive? Quante aree degradate potrebbero essere restituite alla collettività?
La rigenerazione urbana non deve essere considerata soltanto una scelta ambientale, ma anche un'opportunità economica, capace di attrarre investimenti e valorizzare il patrimonio esistente.
Naturalmente, recuperare un'area dismessa può comportare costi e difficoltà superiori rispetto a una nuova costruzione. Proprio per questo servono strumenti urbanistici efficaci, procedure amministrative snelle e incentivi adeguati.

La novità ISPRA: oltre 2.100 km² di superfici potenzialmente recuperabili
Uno degli aspetti più interessanti del rapporto 2026 è la nuova mappatura delle opportunità di recupero del territorio. ISPRA individua, a livello nazionale, oltre 2.100 chilometri quadrati di superfici potenzialmente recuperabili, insieme a 1.116 chilometri quadrati di coperture potenzialmente utilizzabili per impianti fotovoltaici. Si tratta di stime che richiedono verifiche tecniche e urbanistiche, ma che indicano una direzione precisa.
Da ingegnere e imprenditore nel settore energetico, ritengo particolarmente interessante proprio il

tema delle coperture industriali. Capannoni, magazzini ed edifici commerciali possono diventare luoghi di produzione energetica, attraverso impianti fotovoltaici che, quando tecnicamente realizzabili, consentono alle imprese di ridurre parte dei costi elettrici senza occupare nuovo terreno.
La transizione energetica e la rigenerazione urbana possono quindi diventare due elementi della stessa strategia di sviluppo.
Una sfida per le amministrazioni locali
I dati ISPRA dovrebbero rappresentare uno strumento concreto per la programmazione territoriale.
I Comuni, attraverso i propri strumenti urbanistici, possono incentivare il recupero delle aree dismesse e orientare le nuove trasformazioni verso un utilizzo più efficiente del territorio.
La Provincia può contribuire al coordinamento delle politiche territoriali, favorendo il confronto tra amministrazioni, imprese e soggetti interessati.
Sarebbe utile, ad esempio, avviare una ricognizione delle principali aree industriali dismesse o sottoutilizzate del Varesotto, individuandone le potenzialità di recupero.
Non servono necessariamente nuovi organismi o ulteriore burocrazia, ma programmazione, obiettivi misurabili e capacità di trasformare i dati in decisioni concrete.
Il futuro si costruisce valorizzando ciò che abbiamo
Il rapporto ISPRA ci ricorda che la provincia di Varese ha già consumato oltre un quinto del proprio territorio.
È un dato che non possiamo ignorare, ma che non deve trasformarsi in una contrapposizione tra ambiente e sviluppo.
Le imprese devono poter crescere, le infrastrutture devono essere ammodernate e le comunità devono continuare a evolversi.
La vera sfida è farlo in modo più intelligente, recuperando ciò che è già costruito, investendo nell'innovazione energetica e preservando le risorse naturali.
Perché il progresso non si misura soltanto da quanto costruiamo, ma anche dalla capacità di valorizzare ciò che abbiamo già costruito.
Ed è proprio da questa consapevolezza che dovrebbe partire una nuova visione dello sviluppo per il nostro territorio.
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