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Alla vigilia della Giornata Mondiale dell'Ambiente, l'Italia riapre la strada al nucleare sostenibile


Aula della Camera dei Deputati durante una seduta parlamentare. Grafica dedicata all'approvazione della legge delega sul nucleare sostenibile, considerata un passo strategico per il futuro energetico dell'Italia.

Talvolta la politica regala coincidenze che assumono il valore di simboli.

Alla vigilia della Giornata Mondiale dell'Ambiente, celebrata ogni anno il 5 giugno, la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, aprendo ufficialmente una nuova fase della politica energetica italiana. Per alcuni si tratta di una semplice votazione parlamentare.


Per altri, invece, rappresenta l'inizio di una riflessione finalmente matura sul rapporto tra ambiente, sviluppo economico e sicurezza energetica.


La coincidenza temporale non potrebbe essere più significativa. Per anni il dibattito ambientale è stato dominato da una contrapposizione ideologica che ha spesso trasformato l'energia in una questione di fede anziché di scienza. Da una parte chi immaginava una transizione energetica costruita esclusivamente sulle fonti rinnovabili; dall'altra chi temeva che la sostenibilità ambientale potesse diventare un freno alla crescita economica. Oggi, invece, emerge una terza strada.


Una strada che non contrappone ambiente e sviluppo ma li considera due facce della stessa medaglia.

È la strada dell'innovazione tecnologica è la strada del pragmatismo, è la strada che porta a valutare senza pregiudizi tutte le tecnologie in grado di contribuire alla riduzione delle emissioni climalteranti.


Non è un caso che l'Unione Europea abbia inserito il nucleare nella propria tassonomia delle attività sostenibili e che numerosi Paesi europei stiano investendo nelle tecnologie nucleari di nuova generazione.


Rappresentazione di un Small Modular Reactor (SMR) di nuova generazione con sezioni tecniche visibili. Grafica informativa sui vantaggi dei piccoli reattori modulari: sicurezza, flessibilità, minori emissioni e innovazione tecnologica.

Non si parla più delle grandi centrali del secolo scorso. Si parla di Small Modular Reactors (SMR), Advanced Modular Reactors (AMR) e nuove tecnologie progettate per garantire standard di sicurezza enormemente superiori rispetto al passato, tempi di realizzazione ridotti e una maggiore integrazione con le fonti rinnovabili.

La stessa Commissione Europea stima che entro il 2040 oltre il 90% dell'energia elettrica prodotta nell'Unione sarà decarbonizzata, grazie alla combinazione tra energie rinnovabili e nucleare.


L'Italia non può permettersi di restare spettatrice. Il nostro Paese importa ancora una quota significativa dell'energia che consuma. Le nostre imprese continuano a sopportare costi energetici superiori rispetto a molti concorrenti internazionali. La competitività del sistema produttivo dipende sempre più dalla disponibilità di energia abbondante, stabile e a costi sostenibili.


Per questo la votazione della Camera assume un significato che va ben oltre il settore energetico.

  • Parla di industria.

  • Parla di ricerca.

  • Parla di università.

  • Parla di competenze.

  • Parla di futuro.


Il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima evidenzia come il contributo delle nuove tecnologie nucleari potrebbe ridurre significativamente i costi complessivi della decarbonizzazione italiana e contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici europei entro il 2050.

Non si tratta di sostituire le energie rinnovabili. Si tratta di affiancarle. Come insegna la buona ingegneria, la robustezza di un sistema non nasce dalla dipendenza da un'unica soluzione, ma dalla capacità di integrare più tecnologie complementari.


Per questo la decisione assunta dalla Camera alla vigilia della Giornata Mondiale dell'Ambiente assume un valore simbolico importante.


Giovane pianta che cresce in primo piano vicino a uno specchio d'acqua, con una centrale nucleare moderna sullo sfondo. Immagine simbolica del rapporto tra sostenibilità ambientale, energia pulita e sviluppo economico.

Perché forse il modo migliore per celebrare l'ambiente non è fermare il progresso.

È guidarlo nella giusta direzione.


Del resto, ogni rivoluzione industriale della storia è stata resa possibile da una rivoluzione energetica. La domanda che oggi l'Italia deve porsi è semplice: vuole guidare la prossima rivoluzione energetica o limitarsi ad acquistare dall'estero le tecnologie sviluppate da altri?


La risposta fornita dalla Camera dei Deputati il 4 giugno sembra indicare una direzione chiara.

Non quella della nostalgia del passato. Ma quella della costruzione del futuro.

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